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Urbanistica - Cassazione Penale

Cass. Sez. III n. 46619 del 13 novembre 2014 (Ud 9 ott 2014)
Pres. Fiale Est. Pezzella Ric.Comune di Fondi
Urbanistica. Lottizzazione abusiva ed estensione della confisca

La confisca in caso di lottizzazione va estesa a tutta l'area interessata dall'intervento lottizzatorio, ma questa va identificata, ove esista un preventivo frazionamento, nei terreni che risultano oggetto di un'operazione di frazionamento nonché dalla previsione delle relative infrastrutture ed opere urbanizzative, indipendentemente dall'attività di edificazione posta concretamente in essere mentre, nell'ipotesi in cui non esista un frazionamento e tuttavia sia conferito, di fatto, un diverso assetto ad una porzione di territorio comunale, la confisca va limitata a quella porzione territoriale effettivamente interessata dalla vendita di lotti separati, dalla edificazione e dalla realizzazione di infrastrutture

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Ambiente in genere - Giurisprudenza Amministrativa TAR

TAR Lazio (RM), Sez. III-Quater, n. 8982, del 13 agosto 2014
Ambiente in genere.Ilva-Criteri metodologici per la redazione del rapporto di valutazione del danno sanitario (VDS)

Non v’è dubbio che l’approccio metodologico utilizzato nell’impugnato provvedimento risulti pienamente coerente con gli obiettivi indicati dal legislatore e tale da perseguire un corretto bilanciamento tra diritto alla salute (art. 32 Cost.) da cui deriva il diritto all'ambiente salubre, e diritto al lavoro (art. 4 Cost.), da cui deriva l'interesse costituzionalmente rilevante al mantenimento dei livelli occupazionali ed il dovere delle istituzioni pubbliche di spiegare ogni sforzo in tal senso. Né, del resto, il provvedimento impugnato appare esautorare le funzioni costituzionalmente garantite alle Regioni e ciò non solo poiché il decreto interministeriale concerne esclusivamente la individuazione dei criteri metodologici utili per la redazione del rapporto di valutazione del danno sanitario, ma anche in considerazione del fatto che lo stesso decreto è stato emanato in attuazione della normativa primaria che tutela il ruolo delle Regioni in materia sanitaria e di sicurezza sul lavoro prevedendone il costante coinvolgimento. (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese)

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Urbanistica - Consiglio di Stato

Consiglio di Stato, Sez. VI, n. 5026, del 9 ottobre 2014
Urbanistica.Legittimità prescrizione concessione edilizia che limita il titolo edilizio alla destinazione d’uso “servizio ferroviario”

Appare corretto l’assunto del Comune secondo cui una destinazione d’uso residenziale libera, non funzionale all’esercizio del servizio ferroviario (come era l’originaria destinazione di fatto dell’edificio), è incompatibile con la destinazione urbanistica della zona di ubicazione dell’immobile, poiché in contrasto con la disciplina di cui al citato art. 41 delle n.t.a. del p.u.c.. Di tale situazione appare essere stata consapevole la stessa ricorrente sin dall’acquisto dell’immobile, nel mese di dicembre 2005, avendo la stessa, nell’anno 2006, presentato istanza di cambiamento della destinazione urbanistica dell’area in oggetto da zona ferroviaria a zona di verde agricolo. (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese)

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Rifiuti - Cassazione Penale

Cass. Sez. III n. 45931 del 6 novembre 2014 (Ud 9 ott 2014)
Pres. Squassoni Est. Pezzella Ric.Cifaldi
Rifiuti. Discarica abusiva e cessazione della pemanenza del reato

Ai fini dell'integrazione del reato di gestione di discarica non autorizzata, rientrano nella nozione di gestione anche la fase post-operativa, successiva alla chiusura, e di ripristino ambientale derivandone che la permanenza del reato previsto dall'art. 51, comma terzo, del D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22 (oggi sostituito dall'art. 256, comma terzo, del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152), per la gestione abusiva o irregolare della fase post-operativa di una discarica, cessa o con il venir meno della situazione di antigiuridicità per il rilascio dell'autorizzazione amministrativa, la rimozione dei rifiuti o la bonifica dell'area o con il sequestro che sottrae al gestore la disponibilità dell'area, o, infine, con la pronuncia della sentenza di primo grado

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Elettrosmog - Giurisprudenza Amministrativa TAR

TAR Campania (NA), Sez. VII, n. 5102, del 27 settembre 2009
Elettrosmog. Installazione stazione radio base e sicurezza stradale

E’ illegittima la collocazione di una struttura radio base su di una piattaforma di cemento armato della dimensione di circa dieci metri per dieci posta a cinque metri dalla sede stradale a fronte di disposizioni urbanistiche che stabiliscono una distanza di venti metri. L’intervento edilizio non può quindi ritenersi provvisorio o di impatto minimo ma comporta una trasformazione significativa del territorio che in astratto può costituire un pericolo per la sicurezza stradale, pericolo che la norma urbanistica mira ad evitare. (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese)

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Urbanistica - Giurisprudenza Amministrativa TAR

TAR Lazio (LT), Sez. I, n. 726, del 22 settembre 2014
Urbanistica.Ascensore esterno, distanza dei fabbricati e tutela dei soggetti disabili

La giurisprudenza di merito ha affermato che l’interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 79 del d.P.R. n. 380/2001 porta ad estendere la deroga alle norme sulle distanze previste dai regolamenti edilizi (dettata nel comma 1 dell’art. 79 cit.) anche agli atti di normazione primaria, con il corollario di dover limitare al dato testuale il richiamo all’art. 873 c.c. e quindi dell’inapplicabilità ad una fattispecie del tutto analoga a quella ora in esame (installazione dell’ascensore esterno ad un edificio) della disciplina sulle distanze dai fabbricati alieni prevista dall’art. 9 del d.m. n. 1444/1968. Ciò, al fine di garantire e realizzare il principio di uguaglianza sostanziale anche nei riguardi dei soggetti disabili, secondo l’insegnamento espresso dalla Corte costituzionale. (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese)

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Rifiuti - Cassazione Penale

Cass. Sez. III n. 45927 del 6 novembre 2014 (Ud 9 ott 2014)
Pres. Squassoni Est. Pezzella Ric. Memetel
Rifiuti. Trasporto illecito e confisca del mezzo

Ove la condotta sanzionata dall'art. 6 del D.L. n. 172 del 2008 si sovrapponga a quella indicata dall'art. 256 o dall'art. 258, comma 4 D.Igs 152/06, poiché per queste ultime l'art. 259 dello stesso testo unico prevede che la confisca debba trovare applicazione anche nel caso di patteggiamento, tale disposizione dovrà operare anche con riferimento al più grave reato indicato dall'art. 6. Diversamente la confisca - nei casi indicati dall'art. 6 - potrà seguire solo alla sentenza di condanna.

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Urbanistica - Giurisprudenza Amministrativa TAR

TAR Lazio (LT), Sez. I, n. 762, del 30 settembre 2014
Urbanistica.Ripristino edifici diruti

Con riferimento specifico agli interventi di ripristino di edifici diruti la giurisprudenza precisa la relativa nozione riportandola agli organismi edilizi dotati di sole mura perimetrali e privi di copertura e, correttamente, nega che essi possano essere classificati come restauro e risanamento conservativo. Essa pone, inoltre, una condivisibile distinzione tra le ipotesi in cui esista un organismo edilizio dotato di mura perimetrali, strutture orizzontali e copertura in stato di conservazione, tale da consentire la sua fedele ricostruzione, nel quale caso è possibile parlare di demolizione e fedele ricostruzione, e dunque di ristrutturazione; e le ipotesi in cui, invece, manchino elementi sufficienti a testimoniare le dimensioni e le caratteristiche dell'edificio da recuperare, configurandosi in quest'evenienza, invero, un intervento di nuova costruzione, per l'assenza degli elementi strutturali dell'edificio, in modo tale che, seppur non necessariamente "abitato" o "abitabile", esso possa essere comunque individuato nei suoi connotati essenziali. (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese).

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Urbanistica - Consiglio di Stato

Consiglio di Stato, Sez. IV, n. 4971, del 6 ottobre 2014
Urbanistica.Art. 9 D.M. 1444 del 1968

L’art. 9 d.m. 2 aprile 1968 n. 1944 deve intendersi nel senso che la distanza di mt. 10 tra le pareti finestrate degli edifici antistanti va rispettata in tutti i casi, trattandosi di norma volta ad impedire la formazione di intercapedini nocive sotto il profilo igienico-sanitario e, pertanto, non eludibile. (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese).

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Beni Culturali - Cassazione Penale

Cass. Sez. III n. 45469 del 4 novembre 2014 (Cc 16 lug 2014)
Pres. Mannino Est. Andronio Ric. Capoccia
Beni Culturali. Aree culturali ai fini archeologici e zone di interesse archeologico ai fini paesaggistici

Vi è una sostanziale equiparazione tra aree culturali ai fini archeologici e zone di interesse archeologico ai fini paesaggistici. Si è, in particolare, ricordato che l'attuale formulazione dell'art. 142, comma 1, lettera m), che considera di interesse paesaggistico e, di conseguenza, sottopone alle disposizioni del titolo I della parte III del codice, le "zone di interesse archeologico" deriva dall'art. 2, comma 1, lettera o), n. 1), del d.lgs. n. 63 del 2008, che ha modificato la dizione "zone di interesse archeologico individuate alla data di entrata in vigore del presente codice" contenuta nell'originaria versione dell'art. 142, riprendendo la formulazione dell'art. 146 del d.lgs. n. 490 del 1999, che a sua volta riproduceva la formulazione previgente. La conseguenza di tale impostazione è che la qualificazione di un'area in termini di interesse archeologico comporta automaticamente la qualificazione della stessa come "zona di interesse archeologico" ai sensi dell'art. 142, comma 1, lettera m), e conseguentemente l'apposizione del vincolo archeologico rende direttamente operativo il vincolo paesaggistico ai sensi di tale ultima disposizione, dovendosi ritenere che l'area sottoposta a tutela paesaggistica coincida per estensione con quella sottoposta a vincolo archeologico.

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Rumore - Giurisprudenza Amministrativa TAR

TAR Lazio (LT), Sez. I, n. 687, del 1 agosto 2014
Rumore.Attività rumorosa, illegittimità ordinanza senza garanzie partecipative

E’ illegittima l’ordinanza per eliminazione di attività rumorosa prodotta dagli impianti della cartiera, per omessa osservanza delle garanzie partecipative, nonché per difetto d’istruttoria e motivazione. E’ vero che l’art. 7 della legge n. 241 del 1990 esclude che, in ipotesi di adozione di provvedimenti contingibili ed urgenti, l’Autorità procedente abbia necessità di comunicare all’interessato, ai fini della validità del provvedimento adottato, l’avvio del procedimento; è altrettanto vero, tuttavia che, nella specie, in ragione della documentazione prodotta in atti, sembra inequivocabilmente evincersi come il provvedimento avrebbe meritato una istruttoria più approfondita ed in ogni caso non appare sussistere una urgenza qualificata, tenuto conto che l’attività industriale (cartiera) era stata avviata già da diversi anni. (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese)

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