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Urbanistica - Cassazione Penale

Cass. Sez. III n. 30931 del 15 luglio 2014 (Ud. 24 giu. 2014)
Pres. Fiale Est. Ramacci Ric. Ilarini ed altro
Urbanistica. Valutazione unitaria delle opere

Gli interventi edilizi abusivi  vanno valutati nel loro complesso, non potendosi, in base al concetto unitario di costruzione, considerare separatamente i singoli componenti

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Ambiente in genere - Consiglio di Stato

Consiglio di Stato, Sez. VI, n. 3163, del 23 giugno 2014
Ambiente in genere.Legittimità diniego concessione demaniale marittima per la realizzazione di una “spiaggia libera attrezzata”

In sede di valutazione dell’interesse demaniale, cioè dell’interesse pubblico che il bene non sia sottratto al suo normale uso generale (pubblico ex art. 36 cod. nav.), la Capitaneria può considerare e valutare tutti gli interessi pubblici specifici che, insorgenti dalla dimensione territoriale del bene, interferiscono sull’uso individuale a base della richiesta di concessione; questa, proprio in quanto viene considerata eccezionale, deve essere del tutto compatibile con l’intero spettro delle esigenze pubblicistiche gravanti sul territorio in cui ricade l’area oggetto della richiesta concessione. Quindi, la possibilità di concedere tratti del demanio a privati va valutata in rapporto allo stato dei luoghi e al richiamo che un certo tratto di costa esercita presso il pubblico. L’uso pubblico costituisce la normalità della fruizione del bene demaniale (spiaggia marittima), discendente direttamente dall’art. 41 della Costituzione, del quale l’art. 36 del codice della navigazione costituisce applicazione. Tale norma pone, quale principio generale, la preminenza dell’uso pubblico rispetto a quello privato, che ha natura eccezionale in relazione all’intrinseca demanialità del bene. (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese).

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Urbanistica - Consiglio di Stato

Consiglio di Stato, Sez. VI, n. 3408, del 4 luglio 2014
Urbanistica.Muro di cinta di altezza pari a 1,70 mt. È soggetto a permesso di costruire, non a D.I.A. (S.C.I.A.)

Indipendentemente dal dato meramente quantitativo relativo all’altezza del manufatto, nel caso di specie l’appellante riferisce un’altezza al colmo pari a 1,70 mt., appare necessario il permesso di costruire nelle ipotesi in cui il singolo intervento determini un’incidenza sull’assetto complessivo del territorio di entità ed impatto tali da produrre un’apprezzabile trasformazione urbanistica o edilizia. (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese)

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Rifiuti - Cassazione Penale

Cass. Sez. III n. 30910 del 15 luglio 2014 (Ud. 10 giu. 2014)
Pres. Fiale Est. Gentili Ric. Ottonello
Rifiuti. Abbandono e momento consumativo del reato

Non vi è dubbio che ogni qualvolta l'attività di abbandono ovvero di deposito incontrollato di rifiuti sia prodromica ad una successiva fase di smaltimento ovvero di recupero del rifiuto stesso, caratterizzandosi, pertanto, essa come una forma, per quanto elementare, di gestione del rifiuto (della quale attività potrebbe dirsi che essa costituisce il "grado zero"), la relativa illiceità penale permea di sé l'intera condotta (quindi sia la fase prodromica che quella successiva) integrando, pertanto, una fattispecie penale di durata, la cui permanenza cessa soltanto con il compimento delle fasi ulteriori rispetto a quella di rilascio; tutto ciò con le derivanti conseguenza anche a livello di decorrenza del termine prescrizionale. Laddove, invece siffatta attività non costituisca l'antecedente di una successiva fase volta al compimento di ulteriori operazioni aventi ad oggetto, appunto lo smaltimento od il recupero del rifiuto, ma racchiuda in se l'intero disvalore penale della condotta, non vi è ragione di ritenere che essa sia idonea ad integrare un reato permanente; ciò in quanto, essendosi il reato pienamente perfezionato ed esaurito in tutta le sue componenti oggettive e soggettive, risulterebbe del tutto irragionevole non considerarne oramai cristallizzati i profili dinamici fin dal momento del rilascio del rifiuto, nessuna ulteriore attività residuando alla descritta condotta di abbandono

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Beni Culturali - Consiglio di Stato

Consiglio di Stato, Sez. VI, n. 3360, del 3 luglio 2014
Beni Culturali.L'imposizione del vincolo storico e artistico non richiede una ponderazione degli interessi privati con gli interessi pubblici

L'imposizione del vincolo storico e artistico non richiede una ponderazione degli interessi privati con gli interessi pubblici connessi con l'introduzione del regime di tutela, neppure allo scopo di dimostrare che il sacrificio imposto al privato sia stato contenuto nel minimo possibile, sia perché la dichiarazione di particolare interesse non è un vincolo a carattere espropriativo, costituendo i beni di rilievo etno-antropologico una categoria originariamente di interesse pubblico, sia perché comunque la disciplina costituzionale del patrimonio storico e artistico della Nazione (art. 9 Cost.) erige la sua salvaguardia a valore primario del vigente ordinamento. (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese)

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Urbanistica - Giurisprudenza Amministrativa TAR

TAR Lombardia (MI), Sez. II, n. 1465, del 5 giugno 2014.
Urbanistica. Pianificazione e tutela del paesaggio

L’urbanistica ed il correlativo esercizio del potere di pianificazione, non possono essere intesi, sul piano giuridico, solo come un coordinamento delle potenzialità edificatorie connesse al diritto di proprietà, così offrendone una visione affatto minimale, ma devono essere ricostruiti come intervento degli enti esponenziali sul proprio territorio, in funzione dello sviluppo complessivo ed armonico del medesimo, e, in tale prospettiva, l’esercizio dei poteri di pianificazione territoriale ben può tenere conto delle esigenze legate alla tutela di interessi costituzionalmente primari, tra i quali rientrano quelli della tutela del paesaggio, contemplati dall’articolo 9 della Costituzione. (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese).

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Caccia e Animali - Giurisprudenza Amministrativa TAR

TAR Veneto, Sez. III, n. 861, del 18 giugno 2014
Caccia e animali.Legittimità revoca licenza di porto di fucile per aver partecipato (senza sparare) alla caccia al cinghiale in ore notturne

Il ricorrente insieme ad altro soggetto ha esercitato la caccia in ore notturne abbattendo una femmina di cinghiale, ad una distanza di dieci metri dalla strada comunale. L’attività di concorso è sussistita anche se non è stato personalmente il ricorrente a premere il grilletto dell’arma che ha ucciso il cinghiale. Si è prodigato nella ricerca dell’animale subito dopo lo sparo, assicurando che la preda fosse rinvenuta, scuoiata ed eviscerata, ha dunque posto in essere una condotta che giustifica il giudizio di non affidabilità nell’uso delle armi, infatti se ha partecipato, sia pure senza sparare, all’illecita attività di caccia, si può certamente desumere che egli non avrebbe remore a sparare egli stesso nelle medesime illecite circostanze. (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese)

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Urbanistica - Consiglio di Stato

Consiglio di Stato, Sez. IV, n. 3115, del 19 giugno 2014
Urbanistica.Legittimità sospensione lavori di lottizzazione abusiva su terreno in cui erano state rilasciate concessioni edilizie per edifici rurali e annessi agricoli

Il reato di lottizzazione abusiva, a condotta libera, si realizza con varie modalità mediante operazioni con cui il suolo è abusivamente utilizzato per la realizzazione di una pluralità d'insediamenti residenziali. Può senz'altro configurarsi il reato di lottizzazione abusiva attraverso la modifica di destinazione d'uso di immobili oggetto di un piano di lottizzazione mediante il frazionamento di un complesso immobiliare in modo che le singole unità perdano la originaria destinazione d'uso per assumere quella residenziale: modificazione che si pone in contrasto con lo strumento urbanistico costituito dal piano di lottizzazione. Il Giudice di legittimità ha addirittura ritenuto che alla luce di tali indirizzi interpretativi persino il rilascio di concessioni edilizie (destinate a creare nuovi insediamenti abitativi in una zona per la quale PRG subordina l'attività edificatoria all'adozione di piani di lottizzazione convenzionati) in assenza dei prescritti strumenti attuativi, richieda, ai fini della legittimità dell'intervento, la prova rigorosa della preesistenza e sufficienza delle opere di urbanizzazione primaria, tali da rendere del tutto superfluo lo strumento attuativo (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese)

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Sviluppo sostenibile - Consiglio di Stato

Consiglio di Stato, Sez. IV, n. 3112, del 19 giugno 2014
Sviluppo sostenibile.Legittimità diniego realizzazione impianto eolico da 200 kw per carenza documentale

E’ legittimo il diniego di realizzazione dell’impianto eolico da 200 kw in quanto la richiesta dell’Amministrazione, volta a ottenere dati tecnici progettuali più precisi, non è stata soddisfatta. Da ciò la valutazione di insufficienza degli elaborati tecnici previsti dall’art. 6, comma 2, del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, e i conseguenti ordini di non effettuare gli interventi previsti, ai sensi del successivo comma 4, che il Collegio reputa essere stati adottati nel legittimo esercizio del potere pubblico e dunque meritevoli di conferma. (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese)

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Urbanistica - Consiglio di Stato

Consiglio di Stato, Sez. IV, n. 3119, del 16 giugno 2014
Urbanistica.Jus aedificandi.

L’art. 9 del dpr n. 380/2001, disciplinando l’utilizzo delle aree per le quali non risulta intervenuta l’approvazione di uno strumento attuativo, si limita a trarne una restrizione consequenziale sul tipo di interventi realizzabili in assenza del medesimo, ma non smentisce il principio emergente della non subordinabilità dello “ius aedificandi” a future scelte urbanistiche di dettaglio e completamento pianificatorio. Questo orientamento resta ancora valido, quale principio generale a tutela dello “ius aedificandi”, ma nella sua effettiva e limitata portata di non consentire che l’assenza dello strumento attuativo possa prolungarsi “sine die”; ma tale portata non può certamente essere estesa sino a configurare un dovere per l’amministrazione, nelle more della pianificazione attuativa, di rilasciare il permesso di costruzione in zone sostanzialmente carenti delle opere in questione. La giurisprudenza ha da tempo affermato che non è sufficiente un qualunque stadio di urbanizzazione, anche di fatto, per eludere l’obbligo della previa redazione dello strumento attuativo. Per contro, nella predetta situazione, l’ordinamento (che peraltro offre rimedi sollecitatori delle potestà pianificatorie) pone a carico del soggetto che chiede il permesso l’onere di documentare l’esistenza di sufficienti opere di urbanizzazione primaria e secondaria o, può aggiungersi, di indicare ed accollarsi, ma sempre nelle forme di legge, il compimento di quelle opere risultanti carenti. (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese)

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Urbanistica - Giurisprudenza Amministrativa TAR

TAR Toscana, Sez. III, n. 681, del 2 maggio 2014
Urbanistica.Legittimità ordinanza di rimozione di due container e di materiale di cava arido accumulato sul terreno

E’ pertinente l’applicazione dell’art.3/1, lett. e.5 T.U. Edilizia, che precisa la nozione di nuova costruzione, imperniata sulla natura non temporanea delle esigenze in vista delle quali alcuni manufatti, sotto il profilo strutturale precari, ovvero amovibili, sono stati collocati sul territorio. L’utilizzazione dei container (adibiti al trasporto dei prodotti agricoli) non è temporanea, bensì stabile nel tempo, ancorché periodica. La giurisprudenza ha elaborato il principio secondo il quale l’utilità prolungata esclude la precarietà. Quanto al materiale di cava arido presente sul terreno, non rileva la circostanza che responsabile della presenza non sarebbe l’odierna ricorrente; infatti la natura ripristinatoria dell’ordine di rimozione/demolizione di quanto abusivamente realizzato, legittimamente l’amministrazione lo rivolge al proprietario attuale dell’immobile e comunque a chi utilizzi il medesimo, indipendentemente dal suo coinvolgimento nella realizzazione dell’abuso. (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese).

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