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Sviluppo sostenibile - Consiglio di Stato

Consiglio di Stato, Sez. IV, n. 1217, del 13 marzo 2014
Sviluppo sostenibile.Illegittimità autorizzazione unica per la realizzazione ed esercizio del Parco eolico per insufficiente stima previsionale e istruttoria d’impatto acustico nel decreto VIA

Nell’ambito della valutazione d’impatto ambientale non può prescindersi dalla verifica in termini previsionali, in base al progetto presentato, dell’impatto acustico dell’opera e che detta indagine vada condotta prendendo in considerazione le modalità di rilevazione ed i limiti stabiliti in esecuzione della normativa del caso. Se è vero che, nel caso in cui dalla relazione previsionale emerga, come solo possibile, la produzione di valori di emissione superiore ai limiti stabiliti, l’art. 8, comma 6 della legge-quadro n. 447/1995 e consideri sufficiente, l’indicazione delle “misure previste per ridurre o eliminare le emissioni sonore causate dall'attività o dagli impianti”, nella diversa ipotesi in cui sia accertato, nel corso dell’istruttoria, il superamento costante dei limiti in base alle previsioni progettuali, le cause dell’inquinamento acustico esigano una modifica progettuale allo scopo di ottenere l’autorizzazione alla realizzazione dell’opera. Pure a voler considerare, che il superamento dei limiti , sulla base della previsione progettuale, costituisca una mera ed ipotetica “criticità”, superabile attraverso l’adozione di misure di riduzione delle emissioni acustiche, va osservato che dell’indicazione di tali misure non vi è traccia né nell’autorizzazione impugnata né nella valutazione ambientale cui la prima fa richiamo, atti che avrebbero comunque dovuto espressamente prevederle ove ritenute tecnicamente sufficienti a rendere compatibile il progetto con i limiti all’inquinamento acustico. (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese)

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Urbanistica - Consiglio di Stato

Consiglio di Stato, Sez. IV, n. 1238, del 13 marzo 2014
Urbanistica.Illegittimità diniego P.d.C in variante per mancato consenso dell’usufruttuario

L’amministrazione, preso atto del titolo, avrebbe dovuto limitarsi alla verifica del progetto rispetto alle norme urbanistiche ed edilizie. L’usufruttario, qualora leso nel suo godimento, avrebbe dovuto chiedere al giudice ordinario, la tutela possessoria del diritto reale o quella contrattuale, se nel contratto (com’è nel caso di specie), quest’ultimo trova la sua fonte, atteso che, lo specifico disposto normativo di cui all’art. 11 (Il rilascio del permesso di costruire non comporta limitazione dei diritti dei terzi) esclude che possano sorgere in capo ai terzi titolari di diritti reali, interessi legittimi tutelabili dinanzi al GA, quindi il diniego opposto alla richiesta di variante risulta illegittimo in quanto motivato dall’amministrazione esclusivamente con riferimento al mancato consenso dell’usufruttuario. (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese)

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Urbanistica - Cassazione Penale

Cass. Sez. III n. 13861 del 24 marzo 2014 (Ud.11 feb. 2014)
Pres. Squassoni Est. Aceto Ric. Bragalone
Urbanistica.Sequestro e permesso di costruire in sanatoria

La mera presentazione della richiesta di permesso di costruire in sanatoria non è, di per sé, idonea ad escludere il pericolo che la libera disponibilità dell'immobile abusivamente realizzato possa aggravare o protrarre le conseguenze dell'illecito ovvero agevolarne la commissione di altri . In ogni caso, il permesso di costruire in sanatoria non estingue i reati edilizi in materia antisismica e in materia di opere in cemento armato, sicché, anche il rilascio del permesso di costruire in sanatoria (nella fattispecie relativo ad un solo muro di contenimento è circostanza del tutto ininfluente ai fini del mantenimento del vincolo reale, persistendo gli altri reati che pure sono stati consumati con la sua costruzione.

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Urbanistica - Consiglio di Stato

Consiglio di Stato, Sez. IV, n. 1241, del 13 marzo 2014
Urbanistica.Approvazione del P.U.G. accoglimento osservazioni soggetti interessati e ripubblicazione

In linea di principio, se la pubblicazione del progetto di piano regolatore generale prevista dalle diverse e concordanti leggi regionali è finalizzata alla presentazione delle osservazioni da parte dei soggetti interessati al progetto di piano quale adottato dal Comune, essa non è richiesta di regola per le successive fasi del procedimento, anche se il piano risulti modificato a seguito dell'accoglimento di alcune osservazioni o modifiche introdotte in sede di approvazione regionale, salvo che si tratti di modifiche tali da stravolgere il piano e comportare nella sostanza una nuova adozione. Il principio che da tale condivisibile regola giurisprudenziale può trarsi, infatti, è quello per cui, salve (marginali sotto il profilo statistico e della concreta esperienza giurisprudenziale) ipotesi di stravolgimento del piano, l’accoglimento dell’osservazione proposta dal privato avviene con atto modificativo che non determina ex se l’obbligo che il piano faccia “navetta” e necessitino nuovi incombenti di pubblicizzazione del medesimo. (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese)

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Urbanistica - Consiglio di Stato

Consiglio di Stato, Sez. V, n. 1255, del 13 marzo 2014
Urbanistica.Legittimità diniego sanatoria per non conformità delle opere alla disciplina di zona

Non si può considerare di scarso impatto urbanistico-edilizio l’estensione del ballatoio tramite un balcone, la trasformazione di una finestra in porta finestra, la realizzazione del porticato sotto il suddetto nuovo balcone e i pergolati laterali, poiché, già in base alla descrizione di quei nuovi manufatti risulta che essi non possono ritenersi né opere di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo né opere “entro la volumetria esistente”. E’ quindi legittimo il provvedimento di diniego di sanatoria ex articolo 13 della legge n. 47/1985, per non conformità delle opere alla disciplina di zona. (Segnalazione e massima a cura di F. albanese)

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Urbanistica - Cassazione Penale

Cass. Sez. III n. 13843 del 24 marzo 2014 (Ud.11 feb. 2014)
Pres. Squassoni Est. Aceto Ric. Zulian
Urbanistica.Caratteristiche dell'opera precaria

La natura precaria dell'opera edilizia non deriva dalla tipologia dei materiali impiegati per la sua realizzazione, tanto meno dalla sua facile amovibilità; quel che conta è la oggettiva temporaneità e contingenza delle esigenze che l'opera è destinata a soddisfare. Chiaro è, in tal senso, il dettato normativo che, nel definire gli interventi di nuova costruzione, per i quali è necessario il permesso di costruire o altro titolo equipollente individua - tra gli altri - i manufatti leggeri e le strutture di qualsiasi genere che siano utilizzati come depositi, magazzini e simili e "che non siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee". La natura oggettivamente temporanea e contingente delle esigenze da soddisfare è richiamata anche dall'art. 6, comma 2°, lett. b, d.P.R. 380/2001 per individuare le opere che, previa mera comunicazione dell'inizio lavori, possono essere liberamente eseguite. Si tratta di criterio che significativamente, sia pure ad altri fini, l'art. 812 cod. civ. utilizza per collocare nella categoria dei beni immobili gli edifici galleggianti saldamente ancorati alla riva o all'alveo e destinati ad esserlo in modo permanente per la loro utilizzazione, così diversificandoli dai galleggianti mobili adibiti alla navigazione o al traffico in acque marittime o interne, di cui all'art. 136 cod. nav. e che, a norma dell'art. 815 cod. civ., costituiscono, invece, beni mobili soggetti a registrazione

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Elettrosmog - Consiglio di Stato

Consiglio di Stato, Sez. V, n. 1269, del 13 marzo 2014
Elettrosmog.Tralicci radiotelevisivi e titoli abilitativi ante D.Lvo 259/2003

L'avvenuto crollo di un traliccio per trasmissioni radio non toglie che per la sua ricostruzione sia necessario l'ulteriore rilascio di una concessione edilizia. Prima dell’avvento della legge n. 223 del 6 agosto 1990 chi intenda installare un impianto di trasmissione radiotelevisiva deve di regola munirsi sia dell'autorizzazione ministeriale che della concessione edilizia. L’art. 4 della legge n. 223 del 1990 ha confermato poi in modo espresso ed inequivocabile l’esigenza che anche la realizzazione degli impianti radio-televisivi fosse legittimata da una concessione edilizia. E la giurisprudenza è pacifica nel senso che anche sotto la vigenza di tale legge, l’installazione ed esercizio di impianti di diffusione sonora e televisiva fosse soggetta, appunto, alla necessità di due autonome e distinte concessioni, quella radiotelevisiva e quella urbanistica-edilizia, la prima configurandosi come titolo di legittimazione a presentare richiesta per la seconda. Si reputava soggetto a concessione edilizia ex art. 1 della legge 28 gennaio 1977 n. 10 ogni intervento sul territorio preordinato alla perdurante modificazione dello stato dei luoghi (pur in assenza di opere in muratura), ivi inclusa appunto anche l'installazione di un’antenna-radio ancorata al suolo, quando non precaria e visibile dai luoghi circostanti. (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese)

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Urbanistica - Consiglio di Stato

Consiglio di Stato, Sez. V, n. 1267, del 13 marzo 2013
Urbanistica.Distanza tra costruzioni su fondi finitimi

La distanza tra costruzioni su fondi finitimi va calcolata tenendo conto di qualsiasi elemento che sporga da una di esse, non assumendo rilevanza, ai fini dell'interesse tutelato dalla norma (nel suo triplice aspetto della tutela della sicurezza, della salubrità e dell'igiene), che lo sporto sia inadatto all'incremento volumetrico o superficiario della costruzione o che aggetti solo per una parte della facciata, restando esclusi soltanto gli sporti ornamentali, se inidonei a determinare intercapedini dannose o pericolose. (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese)

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Urbanistica - Dottrina

IL REATO DI CUI ALL’ART. 44, LETT. A) T.U. EDILIZIA: l’intervento sul territorio e le fonti normative
di Marcello CECCHETTI

Relazione presentata nel corso "Che c’è di nuovo in tema di edilizia e urbanistica?" Scuola Sup. Magistratura Scandicci 19 - 21 febbraio 2014

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Rifiuti - Giurisprudenza Amministrativa TAR

TAR Lombardia (MI), Sez. I, n. 571, del 28 febbraio 2014
Rifiuti.Legittimità reiezione proroga esecuzione dell’ordinanza di rimozione e smaltimento dei rifiuti risultati interrati, per “culpa in vigilando”

I ricorrenti, dal 1987 al 2000, periodo nel corso del quale sono stati effettuati ben tre accertamenti (due da parte dell’Amministrazione provinciale e uno, congiunto, tra l’ASL di Lodi e l’ARPA), sono rimasti volontariamente inerti, perfino esimendosi dal collocare la “copertura con terreno vegetale”, disposta dalla Provincia nel 1989, in un momento in cui, peraltro, la situazione di degrado ambientale non risultava ancora così gravemente compromessa, come, al contrario, è risultato dai referti dell’aprile del 2000 del laboratorio dei servizi di igiene pubblica e ambientale (P.M.I.P.) di Milano. Perciò, può ritenersi senz’altro provata la “culpa in vigilando” dei ricorrenti, i quali hanno in maniera negligente omesso di predisporre le opportune misure per impedire l’ingresso di soggetti intenzionati ad abbandonare rifiuti nell’area controversa, né hanno posto in essere gli adempimenti che, sin dal 1989, erano stati ritenuti necessari per limitare il progressivo degrado ambientale. (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese)

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Urbanistica - Consiglio di Stato

Consiglio di Stato, Sez. V, n. 1272, del 13 marzo 2014
Urbanistica.Parcheggi e aree pertinenziali esterne

La locuzione "aree pertinenziali esterne", riferita dall'art. 9 L. 24 marzo 1989 n. 122 alla possibilità di costruire parcheggi da destinare a pertinenza delle singole unità immobiliari, anche in deroga agli strumenti urbanistici ed ai regolamenti edilizi vigenti, non presuppone una relazione di pertinenzialità "materiale", evocante un rapporto di immediata contiguità fisica tra il fabbricato principale e l'area esterna asservita (sottostante, interna o esterna), ma fa piuttosto riferimento ad una nozione giuridica di pertinenzialità tra ciascun singolo posto auto ed una specifica unità immobiliare, nel senso di creare fra essi un nesso di inscindibilità in forza del quale di essi non possa più disporsi separatamente, potendo quindi anche non preesistere all'intervento ed essere creato solo in un momento successivo alla realizzazione del parcheggio. (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese)

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